| L'AES NON PARTECIPA AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2012 |
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| AESnews - Press | |
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Gli editori sardi associati all’Aes non condividono il progetto dell’Assessorato regionale alla Cultura e per la prima volta da 25 anni disertano la prestigiosa manifestazione. Il Salone del Libro di Torino, la prestigiosa e qualificata manifestazione nazionale nel campo dell’editoria, non vedrà quest’anno tra i suoi espositori le oltre trenta case editrici regionali affiliate all’AES, associazione di categoria che raggruppa e rappresenta l’80% dell’editoria sarda indipendente. Sono infatti venute meno le ragioni di tale partecipazione, principalmente per la mancata condivisione di una programmazione comune con l’Assessorato regionale della Pubblica Istruzione, vista anche l’assenza di una politica culturale coerente con la legge regionale 22 del 1998 di supporto all’editoria locale, e che fosse efficace in rapporto a degli obiettivi di carattere generale. La Regione ha viceversa deciso di promuovere – peraltro in maniera assai tardiva – un progetto che la stragrande maggioranza dei piccoli e medi editori sardi ha ritenuto non idoneo e con prospettive fallimentari. A dieci giorni dall’inaugurazione non è stato ancora reso noto il calendario generale delle iniziative previste, ma è emerso subito, quasi a stridente controcanto con le scelte promosse negli ultimi trent’anni dalle varie giunte (pur con toni e accenti diversi), un mutamento drastico e improprio di rotta nello stabilire che Torino non costituisca più un appuntamento strategico per la promozione delle realtà imprenditoriali locali (quello che si potrebbe definire una fiera, seppure caratterizzata dalle giuste azioni di animazione culturale), quanto lo strumento per fare della promozione istituzionale insieme a importanti case editrici nazionali che abbiano autori sardi nel loro catalogo, quali Einaudi, Mondadori, Bompiani e così via; le quali non sono certo bisognose del supporto, logistico e morale, e tanto meno economico, della nostra Giunta.Tutto ciò accade in nome di criteri e logiche di promozione che attengono alla legge regionale 14 del 2006 che, tra le altre cose, garantisce lo svolgimento dei tanti e pur lodevoli festival letterari della Sardegna. Dispiace che in un momento di crisi e sofferenza dei mercati si debba assistere passivamente e in maniera impotente all’impiego poco oculato di risorse pubbliche, senza il vincolo di un coinvolgimento degli editori locali, ma con il pervicace intento di voler fare equivalere – quasi come fossero situazioni omologhe – la promozione alla lettura tout court al sostegno alle piccole e medie imprese editoriali, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato.
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