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AESnews / Press / 2 Nov 06

Canale Press

Giovedì 2 Novembre 2006
rassegna stampa del 31/10/2006
MACOMER
UNA MOSTRA DI SUCCESSO
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La Nuova Sardegna del 9 ottobre 2006
Intervista a Mario Argiolas
di Costantino Cossu

«Festival? No grazie».
La Mostra del libro di Macomer, che ha chiuso domenica, sulla strada battuta ormai da tutti non ci si è messa. In primo piano sono rimasti i libri, la proposta culturale veicolata da questi oggetti di carta che gli editori propongono direttamente al popolo dei lettori. Intorno anche gli autori, gli incontri, i dibattiti. Una formula che nell’edizione appena conclusa, la numero sei, è stata tirata a lucido, spettacolarizzata, affidata alla capacità di fare pubblico che hanno nomi come quello di Massimo Carlotto, Goffredo Fofi, Laura Pariani, Giacomo Mameli, Stefano Tassinari, Giulio Angioni, Luciano Marrocu, Alberto Capitta, Flavio Soriga. E poi la nuova sede, quella dell’ex caserma dell’esercito, ristrutturata e trasformata in un centro culturale polivalente. Insomma, un’edizione con molte buone novità, il cui bilancio facciamo trarre a Mario Argiolas, presidente degli editori sardi.
- Un anno di svolta, questo 2006, per Macomer?
«Sì, un anno di svolta. La prima novità importante mi sembra sia stata il coinvolgimento delle scuole. Le scolaresche sono sempre venute alla Mostra. Stavolta, però, abbiamo fatto un lavoro a monte molto serio, secondo un progetto al quale abbiamo dato il titolo “La scuola adotta un libro sardo”. Preparati, nei mesi scorsi, da Alberto Capitta, da Andrea Mameli e da Flavio Soriga, i ragazzi, al mattino nel padiglione Filigosa, raccontavano in pubblico le loro esperienze di lettura e di scrittura. Un’iniziativa perfettamente riuscita, che dimostra quanto si possa fare a scuola se si superano le strettoie imposte dai programmi ministeriali e la resa alla routine».
- E poi c’è stato un maggior coinvolgimento della città...
«Nelle prime cinque edizioni eravamo ospitati dai locali della Fiera del bestiame, che sono molto ampi, ma certamente non adatti a una manifestazione come la nostra. Anche perché distano nove chilometri da Macomer. La ex caserma, invece, è in città. Questo ci ha aiutato molto. Quest’anno per la prima volta la gente ha sentito la Mostra come un’occasione per passare il tempo libero in maniera piacevole. Arrivavano famiglie intere, e abbiamo avuto un afflusso straordinario: folla tra i banchi dei libri, ma anche ai dibattiti e alle tavole rotonde».
- Ed è cambiata anche la formula...
«Sì, un po’ di spettacolarizzazione in più, ma senza esagerare, e soprattutto senza snaturare l’originaria vocazione espositiva della Mostra. Intanto abbiamo fissato un tema, quello del viaggio. E poi abbiamo cercato di creare un “effetto appuntamento” attraverso non solo gli incontri con autori noti, ma anche individuando alcuni argomenti che hanno fatto da filo conduttore delle diverse giornate. Attraverso una formula che ha puntato sulla comunicazione immediata, siamo riusciti a creare una forte partecipazione di pubblico persino a dibattiti su libri di saggistica. Ad ascoltare Manlio Brigaglia, Giuseppe Marci, Giacomo Mameli e Gianfranco Bottazzi c’era la stessa folla che ha assistito agli incontri con gli scrittori».
- E sui banchi si trovavano volumi che in libreria non ci sono...
«Sì, quelli che i librai tengono nei magazzini, perché in esposizione vanno solo i titoli più recenti. A Macomer, invece, era disponibile quasi tutta la produzione libraria sarda degli ultimi dieci anni. E abbiamo venduto tantissimo».

 
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